LA SORDITA’

LA SORDITA’

Come l’ho vissuta da bambina, da adolescente e da adulta

ingenuamente

ero molto ingenua, il mondo era solo a colori accesi, il fatto che dovevo far ripetere continuamente quello che mi veniva detto non mi sembrava così tanto la fine del mondo, non ci pensavo molto, tranne quando la gente mi rispondeva in tono scocciato, allora mi domandavo il perché ma non ero così sicura del motivo, pensavo fosse semplicemente scocciata e basta.

Sapevo di avere dei “difetti” fisici che necessitavano di periodiche visite mediche e qualche farmaco ma… beata innocenza, non era in cima ai miei pensieri, mi ci sono abituata subito e quel che mi tormentava era legato alla sfera famigliare, poi bastava far casino e stare con le amiche e gli amici per far si che tutto sembrasse bello e a posto così.

Da adolescente però le cose erano cambiate, già dalle medie oramai mi ero chiusa in me stessa e avevo sempre paura a dir la mia anche per la paura di non aver capito correttamente quel che mi era stato detto.

Spesso mi estraniavo dal “mondo” se faticavo a sentire e non mi fidavo più nemmeno di me stessa.

Sapevo che la mia sordità dipendeva dalla Sindrome di Alport, tutti gli altri sintomi erano più evidenti e ne ero più consapevole.

Nell’ambito lavorativo è dove ho avuto maggiori disagi, sembra strano ma è proprio dove ho conosciuto la cattiveria delle persone, un capo del personale che mi incolpava per la mia sordità dicendo che per colpa di essa avevano dovuto assumere un’altra persona, (strano, lo sapevano e avevo fatto tanto di periodo di stage prima dell’assunzione come apprendista) e una responsabile mia diretta dove non perdeva occasione per prendermi in giro (insieme anche al capo del personale) se io e il mio collega (anche lui sordo) non rispondevamo al primo colpo se ci parlavano alle spalle…

Ora rimane comunque un grande disagio questa cosa per me, con la pandemia ho conosciuto tutti i benefici dello smart working e con il ritorno in ufficio il dramma della mascherina. Prima almeno leggevo il labiale, ora è buio completo, vado in panico e vorrei scomparire quando dopo che mi hanno ripetuto per la seconda o terza volta, ancora non ho capito una parola. Vorrei che il pavimento mi inghiottisse in quel momento, vorrei smettere di esistere per la vergogna e ringrazio il fatto che non mi abbiano ancora obbligata a tornare in ufficio tutti i giorni ma bensì una volta a settimana dove cerco di evitare di incrociare lo sguardo dei colleghi per evitare domande.

E’ terribile me ne rendo conto e chissà cosa pensano i miei colleghi di me ma spero che non me ne vogliano se preferisco lo smart working, ma questa modalità di lavoro mi solleva da un grandissimo stress e tensione.

Nel mio ruolo di HR Support non è il massimo penserete ma con le nuove tecnologie e nello specifico della mia mansione, posso rendere benissimo anche così.

E nella vita quotidiana?

Nella vita di tutti i giorni, frequento poche persone ma quelle poche sanno della mia sordità e tendenzialmente è difficile che qualcuno mi risponda in tono scocciato, sa che deve parlare piano e scandire bene le parole, mi deve dare tempo, poi ogni tanto la risposta che non c’entra nulla arriva e ci si ride su, a volte ci rimango male perché per me è davvero stressante ma so che non lo fanno per ferirmi e “me la faccio passare”.

Il vero peccato è che le protesi non vengono passate in toto dal Sistema Sanitario ma nemmeno in buona parte, quindi se come nel mio caso hai problemi economici ti ritrovi a stare con delle protesi vecchie e praticamente inutili perché non sai dove trovare quei 4 o 5K per farle nuove. Il risultato? Mal di testa più frequenti e disagi ancora maggiori.

Tu quanto conosci di questo problema?
Se te la senti commenta con la tua esperienza, sia che si tratti da persona sorda che da persona “esterna” al problema.