NON CI SEI SOLO TU…

…se solo ci fossi stata almeno qualche volta al 100%, al primo posto intendo e non come una parte sicura presente e scontata.

Una volta mio padre mi disse “smettila di fare sempre la crocerossina”. Lo so l’ho già detto, ma non è che faccio la crocerossina, è che non riesco ad essere indifferente alle persone che soffrono, per anni mi sono sempre fatta in mille lasciando da parte me stessa spesso e volentieri, pur di risolvere i problemi altrui con il solo scopo di vedere quella o quelle persone felici. Poi ti senti dire “non ci sei solo tu”.

Niente, anche a sto giro ho solo da imparare e fare mea culpa e aprire gli occhi.

Non smetterò mai di amare, non smetterò mai di porgere una mano, ma ora devo ascoltare il mio corpo che grida in tutti modi per dirmi di fermarmi.

Non ho mai messo in mezzo le mie patologie ma, porca miseria, ma sai cosa significa essere adolescente e vivere attaccata ad una macchina ed avere la forza di collegarti da sola senza farlo pesare e mostrandoti come se non fosse nulla di che, quando ogni volta che ti spogli e vedi sto catetere che ti esce dalla pancia farsi schifo?

Hai idea di che significa, anche ora trapiantata, dover andare in giro come una farmacia ambulante, tenere a mente tutto orari ecc? Ma questo è niente, è niente perchè ringrazio ogni giorno quell’angelo che mi ha donato una seconda possibilità di vivere.

Ma pure la tiroide, ma pure la fibromialgia, ma pure la celiachia e il lattosio, l’anemia, i reumatismi, i dolori costanti, la nevralgia, i mal di pancia, il gonfiore, la stanchezza, le cicatrici, la debolezza…

Ogni giorno ricordarsi quello che c’è da fare, le visite da prenotare perché la presa in carico è diventata inesistente, la 104,  per i permessi mica per i soldi, mi servono solo sti cavolo di permessi dal lavoro per le visite mediche che ne ho un botto da fare ogni mese ma no, non ne ho abbastanza per averla. Perché ho un buon lavoro, un buon lavoro che mi sono meritata, un buon lavoro che ho faticato il triplo di altri per ottenere, studiando sempre e migliorando giorno dopo giorno, cadendo e rialzandomi ma no, se hai un cervello che funziona la 104 per i permessi non la puoi avere.

Non puoi avere nessuno che ti aiuti a gestire le cose e scrivi ovunque promemoria per non dimenticare le visite, gli impegni la terapia, come ti chiami ancora un po, che tutti quei farmaci a volte, a mala pena ricordi di respirare ma no, la 104 non la puoi avere.

Ti fai in mille, fai andaer avanti le cose, sorridi a detra e sinistra, cerchi di non essere di peso a nessuno, se hai bisogno taci che sia mai che poi ti venga rinfacciato, ma..

NON CI SEI SOLO TU!

No, non ci sono solo io, in casa ho degli esserini a quattro zampe che hanno bisogno di me, ho degli esserini che appena mi sdraio mi si appiccicano come francobolli. Ho il mio corpo che chiede più attenzioni per non rompersi, ho la mente che ha alzato bandiera rossa, ho un cuore che batte ancora ma è pieno di ferite.

Tra pochi mesi, se il destino vuole, saranno 40 “candeline” e non c’è più spazio per i porta pazienza, per i mettiti da parte, per le rinunce a discapito di me, per calpestare il mio orgoglio, i miei bisogni e i miei sentimenti. Non si nasce per accontentarsi, non si ha una seconda possibnilità di vita per poi sopravvivere. Porca miseria, sono trapianta da 21 anni e 4 mesi!

Ho lottato tantissimo per arrivare dove sono lavorativamente, perché non dovrei meritarmi di essere felice? Essere felici è vero che è uno stato mentale, si sceglie di essere felici, non bisogna avere pretese e bisogna godere delle piccole cose. Proprio questo voglio fare, sentire il cuore che mi scoppia ogni volta che guardo mio nipote, esssere grata delle persone che mi amano e mi apprezzano per quella che sono, essere grata a chi mi porge la mano senza aspettarsi nulla in cambio e sopratutto senza poi rinfacciare, parlo di amore, di gentilezza, di sostegno morale e manuale dove serve e io non arrivo, non parlo di soldi. Non mi è mai interessato dei soldi.

Amare è prendersi cura delle persone, accettarle per le loro pazzie e stargli accanto, sorreggerle anche nei momenti bui non solo quando tutto va bene e si sorride, ma prendersi anche le giornate no e far sentire di esserci senza rimproverare.

Io sceglierò sempre di star vicino alle persone che hanno bisogno piuttosto che cose futili. Perchè la vita è imprevedibile, non si ha la garanzia di avere ancora tempo. Un viaggio si fa sempre in tempo a farlo, che poi non è mai il luogo  ma chi hai accanto che fa la differenza.  Puoi essere anche a Bali ma se per andarci sei stato pane e cipolla e hai fatto debiti è da stupidi. Io al primo posto metterò sempre l’amore. Io sono così, è il mio essere. Sto vicino a chi mi rispetta e mi ama senza riserve accettandomi per quella che sono.  Ci sono anche i momenti bui, ma bisogna sempre separare l’incomprensione o il vedere diversamente una cosa, dalla persona in se. Metetre sul piatto della bilancia le situazioni.

Io sarò sempre quella che finge di non aver fame per dare il cibo a qualcun altro quando non è abbastanza per tutti, cucinerò sempre in abbondanza perchè se si aggiunge un posto a tavola all’improvviso deve bastare.

Quando sono io ad aver bisogno, se non puoi aiutarmi,  non mi rispondere male, non avere pretese, l’aiuto migliore se non sai cosa fare è il silenzio, non è necessario dire sempre qualcosa. Basta il silenzio, uno sguardo, una stretta di mano, un emoji cuore, un abbraccio.

Mi impegno ogni giorno per essere una persona migliore e se ferisco non è ma di proposito perchè piuttosto ferisco me stessa.

SCELGO di essere gentile, scelgo i fare l’impossibile per essere sorridente e gentile,ma SCELGO di mettermi al primo posto di fare in modo che quel sorriso arrivi agli occhi e al cuore, scelgo di non togliermi il pane per darlo tutto a te ma lo divido con te.

Scelgo di fare del bene e prendermi cura di me stessa, perchè ho un disperato bisogno di abbracciarmi, di sorridermi, di sentirmi viva e non di essere un automa che va al lavoro e pensa alla casa e tutti senza ricevere un grazie per quello che posso dare ma un NON CI SEI SOLO TU.

Il momento per tutelarsi è ORA

Spesso le persone tendono a rimandare decisioni importanti, rimandano un primo passo fondamentale perché “non è il momento”, “ho delle spese”, “lo farò il prossimo anno”, aspetto che…

C’è una cosa nella vita che non può assolutamente essere trascurata ed è la SALUTE.

E’ chiaro che questa consapevolezza ce l’ha solo chi ha dei trascorsi in ambito, ma è davvero triste quando una persona non da valore alla salute.

La salute non è tutto? Senza la salute il tutto è niente.

Tu come stai tutelando il tuo futuro?
Fai prevenzione?

Settembre 2023

Un mese super carico

concentrated young lady sealing cardboard boxes at home

Questo mese è stato molto ricco di appuntamenti, di formazione, di decisioni ed emozioni a non finire.
Con l’inizio del mese si è iniziato un nuovo capitolo sul fronte lavorativo e anche personale.

Gli obiettivi sono ben definiti, la carica è tanta, la fatica e lo stress ancora da smaltire ma con la certezza di aver fatto i giusti passi.

L’anno è iniziato in malo modo, un sacco di intoppi e preoccupazioni non da poco, per concludere il primo trimestre con un grosso passo fatto: il rogito!

Il secondo trimestre è continuato con uno stress e delle difficoltà molto pesanti, a tal punto da offuscare la felicità per il grande passo concluso a marzo. Fino ad arrivare a giugno con una grande consapevolezza, anche il fronte lavorativo doveva assolutamente cambiare. Inizialmente panico e paura mi hanno fatto tremare la terra sotto i piedi, poi è arrivata l’opportunità che aspettavo e si è intravisto lo spiraglio.

Il terzo trimestre era ormai un conto alla rovescia con l’ansia di quello che sarebbe stato, mille dubbi e incertezze oltre l’amaro per come si stava concludendo un capitolo dove come sempre, ci avevo messo l’anima e il cuore, ma quando il tempo finisce è inutile insistere.

Iniziare l’ultimo trimestre con un trasloco (temporaneo), nuove formazioni, nuove prospettive, nuovo modo di pensare e da libero professionista con obiettivi ben precisi mi ha dato uno scossone non di poco e il carico mentale una bomba. Ma, posso dire ad oggi, che non tornerei assolutamente indietro, anzi!

E’ cambiando le tue azioni, le tue abitudini e i tuoi modi di pensare, che cambierai anche il tuo futuro.
Non aver paura di fare il primo passo, non importa quanto piccolo sia ma fallo e ricorda, la tua felicità dipende solo da te.
Scegli la TUA felicità come priorità e ogni mattina inizia sorridendo, sarai già a metà strada del successo.
Laly Pisl

“Lazzaro, alzati e cammina”

"Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, solo che ne sarebbe valsa la pena"

Ci vuole la meraviglia e la fiducia di un bambino con la consapevolezza di un adulto per vivere questa vita.

Così ho sempre creduto negli altri e nella vita, cercando di ricordare sempre quello che avevo nel cuore da bambina, la voglia di aiutare chi lungo il mio cammino vedevo in difficoltà, dare sempre una possibilità e il beneficio del dubbio alle persone, pensare che dietro ad una risposta o azione “cattiva” ci fosse una sofferenza sotto e che quindi quella persona andava aiutata.

Ho fatto così con la mia prima convivenza finché la cosa non è diventata deleteria e solo con l’aiuto di alcune persone sono riuscita ad uscirne, ho fatto così con persone che mi hanno voltato le spalle ancora e ancora semplicemente perché avevano altro da fare per poi venirmi a cercare ancora come se nulla fosse, con le persone che hanno preso tutto quello che potevano e poi incolpata ed offesa quando non avevo più nulla da dare se non “solo” la mia presenza.

Il 21 è stato il mio compleanno, questo ultimo anno mi ha messa ancora più a dura prova ma il giorno del mio compleanno ero serena, perché so bene chi con la sua presenza e la sua voce mi sta sorreggendo, mi sta dando motivo di non cedere.

E’ difficile, anche se fa male ma mia mamma ha ragione quando dice che è tutta colpa mia, si perché non mi son data un limite facendo di conseguenza scelte sbagliate ed ora questi sono i risultati. Ho mancato di rispetto e amore verso me stessa e questo è imperdonabile. Era solo compito mio badare a me stessa e far si che certi limiti non venissero superati. Invece il mio IO bambina ha detto “ma si puoi risolvere anche questa, te ne puoi fare carico, puoi fare tutto”. NO diamine, NO che non posso fare tutto.

Insomma “perdinci”, non hai manco la salute dalla tua parte, come diamine hai potuto essere così …così… lascia perdere, salgono solo gli insulti. (Si me le suono e canto da sola, ma ho ragione).

Che stanchezza, mi manca il respiro e sono sfinita. Mi fa male tutto, il fisico e la mente.
Sono stata come un fiore che riesce a crescere attraverso l’asfalto, ho sempre trovato la via di uscita e troverò la soluzione di nuovo. Ma che male che mi fa tutto ora.

Ringrazio voi che mi avete fatto del male perché mi avete rivelato che persone siete, mi avete insegnato quello che non voglio essere.
Ringrazio chi se n’è andato, non tutte le persone che incrociano la nostra strada sono fatte per rimanere, ma per insegnarci qualcosa nel bene e/o nel male.

Ringrazio le persone che mi sono vicine con dolcezza, perché mi scaldate il cuore e mi coccolate, mi date consigli e mi tenete la mano.
Ringrazio le persone che mi sono vicine dandomi gli scossoni con freddezza e fermezza, perché ho dannatamente bisogno anche di voi e vi voglio bene così. So che mi volete bene e questo modo che avete voi di starmi vicino e darmi consigli non mi fa adagiare, mi tiene sull’attenti e mi permette di razionalizzare meglio le cose.

Mi arrenderò solo quando oramai sarò sottoterra, finché apro gli occhi al mattino continuerò a reagire, arrancando magari, ma reagirò.

Una-tantum
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Stella smarrita

Piccola stella come stai?
Dimmi che la notte la passi al sicuro e il giorno in serenità esattamente dove vuoi essere.

Sei ancora una cucciola ma la vita non guarda in faccia a nessuno e ti ha dato battaglie da superare che nessun bambino al mondo dovrebbe conoscere, non dovrebbe nemmeno guardare un film che racconta una storia così tanto traumatica, figuriamoci viverla sulla propria pelle, alla tua età.

Ricordo i tuoi bellissimi capelli lunghi, il tuo splendido sorriso e i tuoi occhioni che si illuminano ogni volta che parli della tua passione più grande ed è così che voglio credere che tu stia, deve essere così.

Se ti capita di avere paura, chiudi gli occhi e fai respiri profondi, abbi fiducia in te stessa e non mollare mai.
Io ci sarò sempre per te e ti prego, se dovessi aver bisogno di me ma qualcosa ti impedisse di chiamarmi, sai dove altro puoi cercarmi e io ci sarò, ti sto aspettando.

Spero che tu non abbia bisogno di me perché vuol dire che stai bene, sei felice e non ti manca nulla. Mi auguro sia così, ti auguro che sia così.

Sii sempre fiera di te stessa, non mentirti mai, amati e rispettati.
Non avere paura di fare errori, tutti ne facciamo e ci permettono di crescere, migliorare, capire cosa non vogliamo essere e si è sempre in tempo per scegliere una strada differente.

Credi in te stessa, nei tuoi sogni e progetti, nelle tue idee e nell’amore.
Sii curiosa, non smettere di domandare, scoprire, conoscere e se puoi viaggia, fosse anche al paese accanto per iniziare ma non stare ferma.

Esprimi te stessa come meglio credi e come meglio ti fa stare, la normalità è un punto di vista, l’abito non fa il monaco e il tuo cervello non dipende dal colore dei capelli da come ti vesti o da chi ami. se qualcuno ti dovesse dire “sei completamente matta” tu rispondi: grazie!

Lotta per ciò che ami, per le tue ideologie, per te stessa, allontana chi ti trasmette negatività e stringi al tuo cuore chi ti ama per come sei, specialmente nei giorni no e non tenta di cambiarti o condizionarti.

Avrei ancora così tanto da dirti ma soprattutto vorrei abbracciarti, proteggerti, aiutarti, ascoltarti e dirti quanto mi dispiace per tutto ciò che hai perso, a partire dalla tua infanzia e avrei voluto il potere di evitarti tutto l’inferno che hai passato. Vorrei vederti, sentire la tua voce, la tua risata e guardare i tuoi occhi brillare di gioia.

Ogni giorno il mio pensiero va a te ed è sempre più difficile stare ad aspettarti senza poter fare nulla, senza sapere dove cercare ma soprattutto poterti cercare.

Ti voglio un bene dell’anima piccola stella

I buoni propositi del 2022

woman in black crew neck top wearing white cardigan

Non importa quante mazzate la vita mi abbia dato, continuo a pensare che sia troppo bella per sprecarla appresso a cose o persone pessimiste.

Anche con questo nuovo anno continuo prefissandomi una scaletta di obiettivi da raggiungere e perfezionare

e tu cosa desideri per questo 2022 appena iniziato?

La canzone di @SIMONE TOMASSINI che meglio mi rappresenta è Barcollo ma non mollo e ve la consiglio, ascoltatela fino alla fine e… CANTATEEE!

ORTICARIA E…

Da anni mi ritrovavo piedi e mani in questo stato

Ho girato vari centri dermatologici, il primo dermatologo tra l’altro a pagamento mi disse che si trattava di scabbia, non vi dico il disagio e l’iter che ho dovuto seguire, una cosa allucinante.
Andai quindi anche all’ospedale di Legnano privatamente dove il medico chiamò subito l’infettivologo per farmi fare una biopsia della pelle, ma come vide il problema disse che non poteva farmi nessuna biopsia perché non c’era nulla da prelevare e quelle erano le lesioni che mi ero causata da sola per il prurito grattandomi, la scabbia lascia lesioni naturali ben differenti.
Il dermatologo quindi mi consiglia di andare c/o la dermatologia di Milano di Via Pace e prenoto subito un appuntamento

Dal medico della Dermatologia di Milano, dopo aver letto la mia storia clinica e i farmaci che ho in terapia mi guarda ed esclama “che pretese, con tutta questa roba che sei costretta a prendere da anni è naturale che da qualche parte debba sfogare”. Mi disse che potrei anche avere un allergia al nichel ma con i farmaci che assumevo e tutt’ora assumo, non era possibile fare un test perché non sarebbe attendibile l’esito, sicuramente soffro di orticaria da stress e il risultato è una dermatite chiamata anche da contatto e mi consiglia di tenere molto idrata la pelle e buttare via tutte quelle creme che mi erano state consigliate da farmacia e l’altro medico perché mi faceva solo male, la pelle non respirava e non soffrivo assolutamente di scabbia, se così fosse stato, per tutto il colloquio non mi sarei fermata un secondo dal grattarmi per il prurito.

Cambiai un sacco di creme, alcune erano troppo unte e per le mani era un disastro, impossibile lavorare così, mi dovevo bendare le mani altrimenti ungevo qualsiasi cosa, altre creme che mi aumentavano il prurito invece di farmelo passare, idem il sapone mani i bagnoschiuma, shampoo un disastro.

Poi conobbi il potenziale della crema con la propoli e aloe di LR e piano piano mani e piedi iniziarono a tornare normali e a calmarmi il prurito.
Ora che arriva il freddo e la mia pelle ne risente di più devo assolutamente farne scorta.

Questi sono i prodotti che più amo di LR, la crema mani per fuori casa, extra ricca e non unge, si assorbe subito lasciando la pelle morbidissima comodissima da portare in borsa.
La ricarica per il sapone mani all’aloe vera e la mia salvezza, la crema all’aloe e propoli da usare a casa, è formidabile perché oltre a calmarmi il prurito, ripara la pelle e la protegge.

Questo mese la crema aloe e propoli è anche in offerta del 21%, se ti iscrivi come Cliente Premium, potrai beneficiare di un ulteriore sconto del 20% su tutti i prodotti.

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Buon lunedì

I buoni propositi

Laly Pisl

Ciao! Inizia la giornata con il sorriso e sarai già a metà strada per avere una buona giornata.
Ricorda il detto “chi dorme non piglia pesci”.

Come partire in forma? Alzati presto, sistemati come si deve anche se non devi uscire, fai una ricca colazione e datti degli orari precisi per ogni cosa che devi fare nella giornata. Sei alla ricerca di lavoro? Potresti essere davanti alla tua grande opportunità.

Però attenzione, non è per tutti, è solo per persone coraggiose, che hanno voglia di crescere e che trovano soluzioni e non scuse.

Contattaci per un colloquio, decidi di prendere in mano il tuo futuro ADESSO!

LA SORDITA’

LA SORDITA’

Come l’ho vissuta da bambina, da adolescente e da adulta

ingenuamente

ero molto ingenua, il mondo era solo a colori accesi, il fatto che dovevo far ripetere continuamente quello che mi veniva detto non mi sembrava così tanto la fine del mondo, non ci pensavo molto, tranne quando la gente mi rispondeva in tono scocciato, allora mi domandavo il perché ma non ero così sicura del motivo, pensavo fosse semplicemente scocciata e basta.

Sapevo di avere dei “difetti” fisici che necessitavano di periodiche visite mediche e qualche farmaco ma… beata innocenza, non era in cima ai miei pensieri, mi ci sono abituata subito e quel che mi tormentava era legato alla sfera famigliare, poi bastava far casino e stare con le amiche e gli amici per far si che tutto sembrasse bello e a posto così.

Da adolescente però le cose erano cambiate, già dalle medie oramai mi ero chiusa in me stessa e avevo sempre paura a dir la mia anche per la paura di non aver capito correttamente quel che mi era stato detto.

Spesso mi estraniavo dal “mondo” se faticavo a sentire e non mi fidavo più nemmeno di me stessa.

Sapevo che la mia sordità dipendeva dalla Sindrome di Alport, tutti gli altri sintomi erano più evidenti e ne ero più consapevole.

Nell’ambito lavorativo è dove ho avuto maggiori disagi, sembra strano ma è proprio dove ho conosciuto la cattiveria delle persone, un capo del personale che mi incolpava per la mia sordità dicendo che per colpa di essa avevano dovuto assumere un’altra persona, (strano, lo sapevano e avevo fatto tanto di periodo di stage prima dell’assunzione come apprendista) e una responsabile mia diretta dove non perdeva occasione per prendermi in giro (insieme anche al capo del personale) se io e il mio collega (anche lui sordo) non rispondevamo al primo colpo se ci parlavano alle spalle…

Ora rimane comunque un grande disagio questa cosa per me, con la pandemia ho conosciuto tutti i benefici dello smart working e con il ritorno in ufficio il dramma della mascherina. Prima almeno leggevo il labiale, ora è buio completo, vado in panico e vorrei scomparire quando dopo che mi hanno ripetuto per la seconda o terza volta, ancora non ho capito una parola. Vorrei che il pavimento mi inghiottisse in quel momento, vorrei smettere di esistere per la vergogna e ringrazio il fatto che non mi abbiano ancora obbligata a tornare in ufficio tutti i giorni ma bensì una volta a settimana dove cerco di evitare di incrociare lo sguardo dei colleghi per evitare domande.

E’ terribile me ne rendo conto e chissà cosa pensano i miei colleghi di me ma spero che non me ne vogliano se preferisco lo smart working, ma questa modalità di lavoro mi solleva da un grandissimo stress e tensione.

Nel mio ruolo di HR Support non è il massimo penserete ma con le nuove tecnologie e nello specifico della mia mansione, posso rendere benissimo anche così.

E nella vita quotidiana?

Nella vita di tutti i giorni, frequento poche persone ma quelle poche sanno della mia sordità e tendenzialmente è difficile che qualcuno mi risponda in tono scocciato, sa che deve parlare piano e scandire bene le parole, mi deve dare tempo, poi ogni tanto la risposta che non c’entra nulla arriva e ci si ride su, a volte ci rimango male perché per me è davvero stressante ma so che non lo fanno per ferirmi e “me la faccio passare”.

Il vero peccato è che le protesi non vengono passate in toto dal Sistema Sanitario ma nemmeno in buona parte, quindi se come nel mio caso hai problemi economici ti ritrovi a stare con delle protesi vecchie e praticamente inutili perché non sai dove trovare quei 4 o 5K per farle nuove. Il risultato? Mal di testa più frequenti e disagi ancora maggiori.

Tu quanto conosci di questo problema?
Se te la senti commenta con la tua esperienza, sia che si tratti da persona sorda che da persona “esterna” al problema.

Paura dell’abbandono

Quante volte ti è capitato di avere il terrore, l’ansia, la paura di essere abbandonato?

Ti racconto la mia storia in merito all’argomento, ero piccolina quando i miei genitori si sono separati, ero una bimba che andava alla scuola elementare, inizialmente potevo vedere papà alla domenica, poi nei week end ogni quindici giorni. Capitava delle volte che per lavoro o altro mio padre non arrivasse in orario oppure saltava la visita.

Stavo in attesa davanti alla finestra, mi veniva l’ansia e il mal di pancia che delle volte era con vere e proprie coliche, mi agitavo e quando lo vedevo comparire improvvisamente passava tutto e correvo felicissima incontro a lui, quando era in ritardo stavo davvero male, mi sentivo mancare il respiro, il cuore che batteva talmente forte da sentirne il battito rimbombare nelle orecchie e quando poi il ritardo si tramutava in assenza definitiva, la delusione era talmente forte che niente poteva farmi passare la tristezza.

Poi crescendo sono stata io ad andare via, non mi aspettavo più niente e quando lo vedevo e/o lo sentivo, prendevo le cose come venivano, ogni promessa non era più un’aspettativa, ma un “ok, va bene”.

Un altro tipo di “ansia dell’abbandono” ho iniziato a percepirla quando è venuto a mancare il mio nonno materno nel 2014, lui mi ha sempre difesa in tutto, ha sempre preso le mie parti anche quando me ne sono andata e lui ne ha sofferto tantissimo, era uno di quei nonni che non importa se i nipoti sono uno tre 10 o 20, li amava tutti e li trattava tutti nella stessa maniera. Per me forse ha sempre avuto un accorgimento in più, forse anche per la mia infanzia sfortunata con la malattia che mi ha sempre fatto fare una vita diversa dagli altri bambini.
Era stupendo quando andavamo in montagna solo io e lui e mi portava a spasso per il paese, o quando con orgoglio mi presentava ai suoi amici e mi abbracciava forte, mi ha insegnato a giocare a carte, ricordo un giorno in modo talmente vivido che se chiudo gli occhi mi sembra di percepire ancora quell’attimo.
Eravamo seduti al tavolo rotondo del soggiorno in 6 o 7 non ricordo di preciso, sopra ad esso una luce calda e gialla ci illuminava tutti, la nonna aveva messo sulla stufa a legna le bucce dei mandarini e sul tavolo c’erano le caldarroste appena fatte, il profumo si diffondeva nell’aria e insieme alle nostre risate mentre giocavamo tutti insieme a “scala 40” rendeva l’atmosfera allegra, piacevole e rilassante, la tranquillità e spensieratezza che avevo in quel momento erano impagabili.
Quando lui è venuto mancare una paura tremenda ha avvolto il mio cuore, ogni telefonata da parte di un parente scatenava il panico nella mia mente nel cuore e nei miei occhi.

Mi manca terribilmente il mio dolce nonno Alberto.

Un altro esempio è quando mio padre è venuto a mancare improvvisamente nel 2017, l’ho scoperto dai social, niente fu così sconvolgente.

Stavo cenando a casa mia con mio marito all’epoca mio fidanzato e un’amica che abitava nel palazzo qualche anno prima, stavamo parlando del rapporto tra genitori separati e figli e l’argomento mi portò a chiedere al mio fidanzato di farmi vedere dal suo telefono il profilo di mio padre sui social, quella mattina un’amica di famiglia dai nonni paterni mi ha parlato di un post di mio padre per le figlie e gli amici, l’avevo letto velocemente e senza attenzione in quel momento nel mezzo di un discorso e lo volevo rileggere meglio, è stato li che mi sono resa conto di quello che c’era scritto, non era la prima volta che metteva un post dove si lamentava della vita ma quello era diverso, l’ho riletto di nuovo e di nuovo ancora e poi ho letto i commenti, scorrevo e scorrevo incredula nel leggere parole come “R.I.P., perché l’hai fatto, perché non me l’hai detto, perché non mi ha chiamato”, un urlo disperato mi è uscito prepotente, ho iniziato a telefonare a mia madre mio zio il 112, ero nel panico più completo disperata sconvolta e solo ore dopo mi chiamò il Maresciallo della caserma di San Giovanni in Persiceto e mi confermò il tragico evento.

E’ morto il giorno del mio tredicesimo anniversario del trapianto, il 15 aprile, per mesi ero avvolta da un senso di praticità e dovere surreale, non ero io, era come se stessi vivendo una vita parallela in maniera automatica e ogni giorno era esattamente uguale a quello prima, poi qualche giorno prima del mio compleanno che è a gennaio mi resi conto che anche quell’anno non avrei ricevuto i suoi auguri di compleanno, nemmeno l’anno dopo e quello successivo e via dicendo. Ero distrutta e avevo bisogno di stare da sola per mettere insieme i pezzi, il cuore sembrava far male e nel petto mi sembrava di avere un macigno, avevo difficoltà a respirare, guardavo il mondo smarrita e non sapevo più cosa dovevo fare, perché e per come, avevo solo milioni di domande che affollavano la mia testa senza un ordine logico e che mai avranno risposta. In questi momenti è fondamentale avere qualcuno accanto che sappia rispettare i tuoi spazi e i tuoi tempi, qualcuno che non analizzi il tuo dolore per giudicarti, per puntare il dito su te o di chi hai perso, non si ha bisogno di persone che dicano frasi fatte o parole come “calmati, smettila di piangere, piantala, la devi finire di essere triste, rilassati”.

E’ stata dura ma non una cosa è certa, non è vero che il tempo guarisce, con il tempo impari a viverci ma non te ne puoi fare una ragione, non puoi smettere di pensarci, non puoi andare avanti come se nulla fosse successo non puoi. Ognuno elabora una perdita in modo diverso e ognuno ha tutto il diritto di prendersi tutto il tempo che gli serve per elaborare il lutto.

Da allora non sono più forte, se prima ogni telefonata mi metteva ansia, ora ho sempre paura, specialmente dopo aver fatto un incubo, il giorno dopo sono sempre prevenuta su ogni telefonata che ricevo e quando succede qualcosa, finché tutto non è passato e finito bene l’ansia è li che mi vuole portare giù nel suo baratro.

Ascoltare la musica è il mio modo per riuscire a resistere, ma anche scrivere o cantare e guardare film o serie TV dove tutto finisce bene e/ o sono divertenti mi aiuta a ricaricarmi di ottimismo e positività.

Una cosa ho capito bene, finche non riuscirò a pensare a qualcosa senza piangere significa che l’ostacolo non è che ancora stato superato e ci devo lavorare. Non abbiate paura a parlarne con uno psicologo, lo psicologo poi deve essere una figura che ci trasmetta fiducia e ci aiuti ad arrivare al nocciolo del problema quindi non bisogna esitare a cambiare professionista se il primo trovato non ci ha soddisfatti. Ma soprattutto, non bisogna vergognarsi a rivolgersi ad uno specialista e io ringrazio davvero di cuore la mia psicologa che mi ha assistito dopo la morte di mio padre, la Dott.ssa Cassitto è stata per me molto fondamentale.

Non ho finito il percorso, ne ho iniziato anche uno di gruppo con la fantastica Psicologa dell’associazione A.S.A.L. per la Sindrome di Alport, la Dott.ssa Elisa Dessì, è un percorso diverso ed è molto utile sentire varie esperienze di vita, per questo ribadisco, non vergognatevi di aver bisogno di parlare con qualcuno che non sia un amico un parente, ammettere di aver bisogno e prendere il primo appuntamento è già un grande passo fatto e significa solo volersi bene”

La perdita di un genitore credo sia quella più difficile e ogni volta che sento la canzone di Eros Ramazzotti “Sta passando Novembre” non riesco a fare a meno di cantarla, finché le lacrime non mi bloccano, è la canzone che più mi fa pensare al mio papà, per sempre “Il Pisl”.

Ci sono vari siti dove spiegano come fare e a chi rivolgerci, in particolare ho trovato interessante l’articolo del Dott. Nicola Colamonico sul sito dello Studio Colamonico che ringrazio molto per le riflessioni che pone, se volete leggerlo questo è il link https://www.studiocolamonico.it/blog/paura-dell-abbandono/

E tu come hai affrontato la fobia dell’abbandono?

Per te che hai paura, non sai cosa fare, ti senti smarrito e confuso, ti dedico questa canzone, mi raccomando fanne un mantra!
Un abbraccio
Laly